CINETUDES
Samedi 11 Octobre 2008
1:11
Coups de Coeur

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

Traduction italienne de Colette Siri


Dario Argento non consegna mai due volte lo stesso film. Avendo deciso di voltare le spalle all’estetica di Suspiria e Inferno, il regista esibisce qui una vena d’ispirazione senza pari che include il fantastico alla realtà in un modo inedito e selvaggio. La Terza Madre è il suo miglior film da La Sindrome di Stendhal.



LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007
La Terza Madre, ultima parte della trilogia delle tre madri dopo Suspiria e Inferno, era aspettato con tanta impazienza quanto scetticismo. Come Argento se la sarebbe cavata ventisette anni dopo aver consegnato il suo film più colorito, esoterico e barocco, per elaborare un’opera, attorno a questa terza madre, la più crudele di tutte, la madre delle lacrime?

Non siamo più nell’era del cinema barocco e onirico. Per di più, il budget di cui si dispone è cambiato. Invece di sistemarsi nella routine dell’autoriferenza e delle ricette provate, Argento prosegue la sua evoluzione senza mai smettere di sperimentare e liberandosi dalle costrizioni artistiche e morali. Il cineasta decide di allontanarsi dall’estetica colorata dei suoi due classici, non per semplice spirito di contraddizione ma in una perspettiva di cambiamento del mondo e di evoluzione del cinema in generale e del suo cinema in particolare.

Così, La Terza Madre risuona allo stesso tempo come un ritorno ai fondamentali e come un confronto tra soprannaturale, evoluzione delle mentalità e cinema contemporaneo. Proprio per quello, è un opera rettrospettiva e moderna, tra passato e presente, nostalgia e desiderio di innovare.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007
L’argomento iniziale, di una banalità piuttosto indegna d’Argento, non lasciava intravedere migliori auspici : l’apertura di un cofano che contiene statuine malefiche e una tunica magica sveglia la terza madre dal suo lungo sonno e libera le forze del male. Tuttavia, Argento, dopo una simpatica ma classica scena di esposizione, prosegue con una sequenza furiosa che fa immediatamente cadere La Terza Madre in un tutt’altro ambiente. In effetti, l’una delle piu belle idee de La Terza Madre è di voltare le spalle al mondo giudeocristiano della stregoneria, per un ritorno alle origini pagane e antiche, di riti e di divinità crudeli, trasformando così l’opera in festa selvaggia e primitiva. Argento sfrutta magnificamente bene gli ornamenti romani tra il loro gigantismo schiacciante e le loro rovine, il loro aspetto labirintico dando a volte l’impressione di penetrare negli abissi della terra. Dopo Pelts e Jennifer, avevamo il diritto di temere l’intervenzione del gore come un rischio di grottesco ironico. E invece, Argento inventa, con La Terza Madre, una nuova forma di gore, tanto inquietante quanto estetica, sempre legata a una ritualizzazione della morte e del dolore ma nutrita di molteplici referenze artistiche e culturali, dal lato oscuro dell’arte di Bosch à Goya passando da Bacon, un gore nello stesso tempo sconvolgente e giustificato.

Argento non si libera da questa ossessione delle lunge agonie nè da una concezione barocca del dolore e del martirio. Le sue scene di violenza saranno di una bestialità spiccata ma non sono adescatrici, sempre integrate alla follia globale. Il film non riposa mai sull’attesa di queste scene, il che allontana di nuovo un pò di più Argento dalla nozione stessa di cinema di genere.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

La Terza Madre non è un opera perfetta ; non è esente da certi effetti facili e inutili, di un pò di cattivo gusto o di goffaggine, ma lascia il gusto costante della libertà e dell’inaspettato e osa tutti i toni navigando tra orrore, meraviglioso ingenuo e un omaggio al cinema rionale di una volta. Per ovviare alla mancanza di mezzi, Argento usa deliberatamente i CGI in un modo candido come per ritrovare il tono del cinema popolare italiano degli anni sessanta, dai pepli che distruggevano Pompéi ai film gotici di Freda e Bava con quelle dimore maledette che si consumavano in un fuoco salvatore. La Terza Madre è un’opera estremamente ricca e densa, referenziale senza essere auto-referenziale, dando prova di una passione per la cultura sotto tutte le sue forme, dalla pittura al cinema sino al libro.

Visione di angoscia di un’Asia Argento in un appartamento pieno di libri o di scaffali di una libreria fungendo da rifugio protettore, splendide carrellate in un museo romano, presenza costante di pitture e di sculture nella penombra dei muri, La Terza Madre respira in ciascuno dei suoi piani un amore per la cultura e l’Arte in generale avvertito come una minaccia e una richezza, e dei legami tutelari con tutte le forze del passato. Il ritorno d’Argento allo Scope le permette di dare libero sfogo alla sua Arte dei maestosi voli nei corridoi, dei splendidi piani sequenze in palazzi abbandonati o delle bellissime inquadrature larghe di personnagi persi nell’immensità della scena. La foto tutta in chiaro-scuro, mischiando nero e arancione, ricorda nello stesso tempo Rembrandt e il Caravaggio tuffando persino il giorno nell’oscurità.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

In Inferno e Suspiria, Argento trasformava il mondo in sogno, immergendosi nell’altrove. La grande forza della Terza Madre risiede in quel sentimento di non lasciare mai un solo instante il nostro mondo in un’irruzione del paganesimo nel seno della realtà : è scivolata nell’orrore ed è una paura inedita e profonda che questo fantastico “vero” procura. Agressioni notturne, fenomeni d’isteria e di follia collettive, urla dal mondo ; l’inferno è sulla terra. Tra l’angoscia urbana di un Tenebrae e l’alchimistico d’Inferno, sorgono le tenebre del reale. Quest’integrazione del fantastico alla nostra realtà procura la sensazione di un terrore contemporaneamente urbano e sacro di chaos universale, di apocalisse contemporanea.

Argento interroga il simbolico del Male attraverso i tempi, nella sua rappresentazione sociale e culturale. Questo va dalla scimmia usata nell’Arte – nell’immaginario medievale in particolare – come allegoria del diavolo, agli echi della mitologia che Argento trova nel nostro presente : rappresentate come delle adolescenti sfacciate vestite in un stile gotico, prendendo in giro i passanti con le smorfie, le streghe che servono la madre delle lacrime figurano come nuove baccanti, delle menade votate ai culti dyonisiaci e pronte a fare a pezzi quelli che se ne allontanerebbero.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007
Nonostante la sua energia e la sua innegabile frenesia, La Terza Madre non ha niente del film seduttore e non si abbandona alla prima visione. Dai rallentamenti della sua trama alle sue accelerazioni inaspettate, da sequenze molto forti estremamente brevi a dei momenti di vagabondaggio ipnotico fino alle scene di sabba vere e proprie tutte riunite sulla fine, La Terza Madre integra un ritmo sconcertante e insolito, pieno di irregolarità, disruttivo, la narrazione frammentata e ellittica aggiungendo alla stranezza dell’insieme, come se la forma convulsiva e disordinata tendesse ad abbracciare il caos del mondo.

La Terza Madre ci lascia in un curioso stato di disorientamento e di incertezza, di perdita di punti di riferimento e di malessere che il piano finale, tutto in ironia e ambiguità, non verrà a dissipare. Il potere creativo d’Argento sta nella sua propensione a destabilizzare fino a far dubitare dell’essenza stessa delle sue immagini. Riuscendo persino a confondere la nostra stessa realtà, La Terza Madre fa parte di quelle opere che trasformano il cinema in un viaggio e in un’esperienza... magica.

Argento s’inserisce totalmente in un Arte del grottesco, quel tono sovversivo e destabilizzante, ricorrendo tra l’altro a una trivialità che ha sempre manipolato con delizia (ricordiamoci della morte del libraio in Inferno con i topi, l’eclisse e il macellaio assassino), et nel quale eccelle con La Terza Madre. Argento si mantiene in equilibrio su questo fragile filo tra sublime e grottesco : dalle sue origini italiane, il concetto è ripreso dai romantici, e più particolarmente da Hugo nella sua prefazione del Cromwell di Shakespeare.

"La poesia nata dal cristianesimo, la poesia dei nostri tempi è dunque il dramma ; il carattere del dramma è il reale ; il reale risulta dalla naturale combinazione tra due tipi, il sublime e il grottesco, che s’incrociano nel dramma, come s’incrociano nella vita e nella creazione. Perchè la poesia vera, la poesia completa, è nell’armonia dei contrari. Ed è giunto il momento di dirlo forte, ed è qui soprattutto che le eccezioni confermerebbero la regola, tutto quello che è nella natura è nell’arte. (*1)"

Cosi, questo misto di sublime e grottesco è all’origine del misto dei generi del “dramma romantico”... In effetti, il grottesco era spesso percepito come un allegoria del mondo nel quale il triviale, il buffo diventavano sovversivi. Il dizionario d’accademia dà questa definizione del grottesco : s.f. e agg. 16° secolo, grottesco. Dall’italiano (pittura) grottesca, “(pittura) di grotta”. 1. S.f. pl. Belle Arti. Personaggi o oggetti inframmezzati con ornamenti di fantasia e arabeschi, che decoravano certi edifici della Roma antica scoperti durante il rinascimento. Per est. Figure bizzarre e caricaturali. Dipingere delle grottesche. Le grottesche di Jacques Callot. (...) si dice anche del carattere bizzarro, insolito e ridicolo di qualcosa. Il grottesco di un abbigliamento, di una situazione. Dare nel grottesco. 2. Lett. Il genere grottesco o, sost., il grottesco, genere caratterizzato dal gusto per il buffo e il bizzarro. L’alleanza tra grottesco e sublime di Victor Hugo. Titolo famoso : I Grotteschi, di Téophile Gautier (1844).Notiamo che non molto lontano, ritroviamo grottesco e bizzarro nell’inquietante stranezza descritta da Todorov e che fa emergere il fantastico dalla realtà stessa.

Impossibile non trovare similitudini con l’opera d’Argento e più particolarmente con La Terza Madre, piena di digressioni, d’arabesco, con le sue grotte, le sue cerimonie orrende e beffarde, la sua visione iconoclastica del mondo, la sua propensione a mascherarlo, a travestirlo con l’immaginario. Una specie di libertà d’espressione totale che rifiuta a tutti i costi l’unità di tono e sceglie di lasciare il suo spettatore in una costante incertezza.



L’ispirazione artistica


LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007
Tutto il senso del grottesco e del triviale della Terza Madre appartiene a un’ispirazione artistica che nasce sia nelle rappresentazioni di giudizio universale di un Bosch che in quelle di un Memling, tra vena, licenziosità e crudeltà, e combattuto tra ispirazione italiana e fiamminga. D’altronde, Pasolini si era già dedicato a quest’esperienza rischiosa della trasposizione dell’universo singolare di Bosch nella scena di rappresentazione dell’inferno dei Racconti di Canterbury. Per di più, questo tentativo sarà già presente in The Church di Soavi prodotto e scritto da Argento, con quest’importanza capitale di uno sfondo di erudizione e di umanesimo.

Infine, ricordiamoci che quest’ultimo opus delle Mater è più esplicitamente rivolto verso le considerazioni più urbane e sociali dell’ultima parte della sua opera e più tardi, l’irruzione del fantastico nel quotidiano farà venire in mente le incisioni di Goya, più precisamente la sua serie dei Capricci dal tono sarcastico fondamentalmente simile. Nel nostro caso, il comportamento e l’organizzazione della “setta“ attorno alla Mater Lacrimarium sono dei riflessi di una sregolatezza della società contemporanea, una decadenza figurata in questa nuova caduta di Roma. La cultura e l’Arte nella Terza Madre agiscono dunque come una costante messa in abisso (gli sfondi di giudizi universali nel museo, i libri nella biblioteca, le incisioni sui muri). Ecco qualche ravvicinamenti diretti che possiamo concederci fin da ora.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007
I supplizi e le torture rappresentati da Argento si riferiscono integralmente a questo scatenamento dell’ispirazione pittorica manifestata da Bosch e al lavoro di metafora attraverso l’immaginario dell’orrore della sua epoca, in un approccio simile a quello del cineasta. Basta osservare questo panorama di una città a ferro e fuoco nel Giardino delle Delizie di Bosch, per scorgere le similitudini con questo secondo assalto di Roma visto da Argento.


LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

In questo gigantesco caos del mondo percepito con un’aggressiva e disperata ironia, cosi quest’ultima che la presa in giro, entrambe al loro parossismo, permettono di concepire meglio il nulla. Di fronte all’assenza di speranze, la risata trasgressiva, rabbiosa e distruttrice rimane l’ultimo rimedio.È molto meno nel cinema che nelle sue appocalissi orgiastiche che bisogna ricercare le ispirazioni argentesche, tanto nell’arte italiana quanto nei primitivi fiamminghi, che non avevano paura né degli eccessi né della fusione carnevalesca del carnale e del martire, del mondo nell’abisso.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

Stesso formicolio dei corpi aggrovigliati, di scene buffe e orrende, presenza del corpo imbruttito e malmenato, tabù stroncati, incrocio di lussuria e di orrore, fino all’utilizzazione della materia fecale.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

Infine, nel suo approccio del meraviglioso tra ingenuità e misticismo, saremmo tentati di nuovo di confrontare la sparita di Daria Nicolodi a La Salita al Paradiso dipinta anche lei da Bosch.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

Oltre all’evidente riferimento a Goya e alle sue rappresentazioni di sabba (senza tener conto dell’inevitabile Saturno divorando i propri figli quando affronta l’argomento del cannibalismo), Argento trae anche la sua estetica della stregoneria tanto dalle illustrazioni medievali quanto da una pittura più romantica.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007


LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

La Terza Madre è prima di tutto un ritorno alle origini della mitologia e del paganesimo, la presenza dell’iconografia cristiana è esclusa (il ricorso al cristianesimo è un fiasco) e il cineasta privilegia l’immaginario religioso del paganesimo come lo troviamo nella Grecia antica con tutta la sua erotizzazione e la sua sensualità. Le rappresentazioni delle baccante e delle mènade tanto nell’Arte antica quanto nell’Arte barocca, o ancora nelle Arti simbolistiche del 19mo, permettono di capire meglio da dove viene questa singolarità estetica della rappresentazione delle streghe.

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007

LA TERZA MADRE di Dario Argento / 2007



*1 Hugo (Victor), Teatro completo (Théâtre complet), Paris, Gallimard, coll. "Bibliothèque de la Pléiade", 1963.








Lundi 05 Mai 2008


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